Belcastro, il borgo calabrese dove le favole abitano tra i vicoli

Nel cuore della Calabria, arroccato sulle colline della provincia di Catanzaro, Belcastro conserva l’aspetto severo dei piccoli centri medievali e, nello stesso tempo, mostra un volto decisamente inatteso. Basta entrare nel centro storico perché tra pietra, scalinate e vecchie case compaiano personaggi che appartengono all’infanzia: Pinocchio, Cappuccetto Rosso, il Gatto con gli Stivali, Biancaneve e altre figure delle fiabe sembrano essersi date appuntamento proprio qui.

È questa una delle particolarità più curiose di Belcastro, diventato negli ultimi anni anche il “Borgo delle Favole”, un progetto che ha trasformato alcuni angoli del paese in piccole scene narrative all’aperto.

Un paese che guarda la Calabria dall’alto

Belcastro sorge in posizione panoramica, su un territorio che dalle alture dell’entroterra si apre verso lo Ionio. La sua struttura racconta immediatamente l’origine antica del paese: strade strette, case costruite una accanto all’altra, passaggi in salita, archi e improvvisi scorci sul paesaggio.

Qui conviene dimenticare per qualche ora l’automobile e camminare.

Il centro storico non richiede un itinerario rigido. Anzi, probabilmente il modo migliore per conoscerlo è proprio lasciarsi guidare dai vicoli. Una scala porta a una piazzetta, un arco nasconde un’altra strada, una facciata apparentemente anonima può diventare lo sfondo di una fotografia.

Belcastro possiede quella dimensione raccolta che appartiene ancora a molti paesi dell’entroterra calabrese: non ci sono grandi distanze da percorrere, ma tanti particolari da osservare.

Il castello dei conti d’Aquino

A dominare il borgo sono i resti del castello medievale dei conti d’Aquino, uno dei luoghi simbolo di Belcastro.

La sua posizione non era casuale. Da quassù era possibile controllare un territorio molto ampio e ancora oggi ciò che colpisce è proprio il rapporto tra le antiche strutture difensive e il paesaggio circostante.

Il castello porta con sé anche il nome più importante legato alla storia del paese: Tommaso d’Aquino. Secondo una tradizione molto radicata, Belcastro sarebbe stato il luogo di nascita del grande filosofo e teologo medievale; l’attribuzione è però discussa dagli storici, che indicano generalmente Roccasecca come sua città natale.

Ed è forse proprio questo intreccio tra storia documentata, memoria popolare e leggenda a rendere ancora più interessante il racconto del borgo.

Quando nei vicoli arrivano le favole

Poi Belcastro cambia improvvisamente registro.

Tra le vie del centro storico appaiono installazioni dedicate alle fiabe e ai loro protagonisti. I personaggi non sono chiusi dentro un museo: occupano gli spazi del paese e dialogano con porte, muri, balconi e scalinate.

È una scelta che modifica completamente il modo di attraversare il borgo.

Si cammina cercando il prossimo personaggio, quasi seguendo le pagine di un libro illustrato. I bambini riconoscono le storie; gli adulti, inevitabilmente, finiscono per ricordarle.

Ed è proprio questo il punto più riuscito del progetto: la favola non cancella l’identità storica di Belcastro, ma introduce un secondo livello di lettura. Da una parte rimane il paese medievale, con il castello e le testimonianze del passato; dall’altra nasce un percorso più leggero, colorato e contemporaneo.

Pinocchio, Biancaneve e gli altri abitanti del borgo

La passeggiata diventa così una piccola caccia ai personaggi.

Pinocchio è probabilmente uno dei più immediatamente riconoscibili, ma continuando a camminare compaiono altre figure appartenenti all’immaginario delle fiabe. Non serve conoscere in anticipo la posizione di ogni installazione: parte del divertimento consiste proprio nello scoprirle una dopo l’altra.

Una curva, pochi gradini, una porta.

E la scena cambia.

Le installazioni diventano anche un pretesto per guardare ciò che sta intorno: una vecchia muratura, una casa restaurata, un vaso di fiori, il profilo dei tetti, una strada che scende verso la parte bassa dell’abitato.

La fotografia trova qui molti soggetti, ma sarebbe un peccato concentrarsi soltanto sui personaggi. Il vero scenario resta Belcastro.

Le chiese e le tracce del passato

Accanto al volto fiabesco rimane quello storico e religioso.

Il patrimonio del paese comprende diverse testimonianze che raccontano i secoli trascorsi e il ruolo che Belcastro ebbe nel territorio. Chiese, palazzi, resti medievali e architetture del centro antico meritano di essere osservati senza fretta.

È proprio il contrasto a rendere particolare la visita: nel giro di pochi metri si passa da un’immagine giocosa a una costruzione che porta addosso i segni del tempo.

Belcastro non è stato ricostruito per sembrare antico. Antico lo è davvero.

Ed è questa autenticità a fare la differenza.

Fermarsi a guardare il panorama

Ci sono momenti, durante la passeggiata, nei quali vale la pena interrompere la ricerca delle favole.

Dalle zone più alte lo sguardo corre sulle colline e sulla campagna calabrese. Le case sembrano aggrapparsi al pendio e il paesaggio si allarga progressivamente verso l’orizzonte.

Sono scorci che raccontano un’altra Calabria rispetto a quella delle località balneari più conosciute.

L’entroterra possiede un ritmo diverso. Qui il viaggio passa attraverso i silenzi, le distanze, i piccoli centri costruiti in altura e le strade che continuano a salire e scendere seguendo la geografia delle montagne.

Un’idea semplice che restituisce vita alle strade

Il “Borgo delle Favole” racconta anche qualcosa di più ampio.

Molti piccoli paesi calabresi devono confrontarsi con lo spopolamento e con centri storici che rischiano lentamente di perdere abitanti, attività e funzioni. Recuperare gli spazi attraverso l’arte, la cultura e la narrazione può diventare un modo per attirare nuovi visitatori senza trasformare completamente l’identità dei luoghi.

A Belcastro l’idea è semplice: utilizzare storie conosciute da tutti per invitare le persone a entrare nei vicoli.

Poi, però, una volta arrivati, ci si accorge che la favola è soltanto l’inizio.

Dietro Pinocchio ci sono muri antichi. Dietro Cappuccetto Rosso ci sono scale che salgono verso il cuore del paese. Dietro le installazioni rimane un borgo calabrese che ha una storia molto più lunga da raccontare.

Belcastro, una deviazione che vale il viaggio

Belcastro può essere inserito facilmente in un itinerario dedicato alla Calabria meno conosciuta, quella dei piccoli centri dell’entroterra e dei paesi dai quali il mare si osserva da lontano.

Non occorre programmare una giornata scandita da decine di tappe. È un luogo da percorrere lentamente, concedendosi il tempo di fotografare, curiosare e magari parlare con chi vi abita.

Le ore più belle possono essere quelle del mattino o del tardo pomeriggio, quando la luce rende più morbidi i colori delle case e delle pietre e il caldo estivo concede un po’ di tregua.

E alla fine della passeggiata resta una sensazione particolare.

Si arriva pensando di visitare il paese delle favole e si riparte avendo scoperto soprattutto un piccolo borgo di Calabria.

Forse è proprio questa la sorpresa più bella di Belcastro: le favole attirano lo sguardo, ma è il paese vero a restare nella memoria.

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