Cleto, il borgo di pietra che guarda la valle del Savuto

Cleto appare arroccato sulle pendici del Monte Sant’Angelo, con le case costruite seguendo il profilo della montagna e i resti del castello a dominare dall’alto la valle del Savuto. Siamo in provincia di Cosenza, in quella parte di Calabria dove basta allontanarsi dalla costa per ritrovarsi tra uliveti, colline e piccoli centri che conservano ancora un rapporto profondo con il territorio.

Il paese merita una deviazione soprattutto per questo. Non ci sono grandi monumenti da visitare uno dopo l’altro seguendo una lista. A Cleto si viene per camminare, guardare, salire verso il castello e fermarsi ogni volta che, tra due case, compare uno scorcio sulla valle.

Il centro storico si visita a piedi. Le strade diventano vicoli, poi scalinate, passaggi stretti tra vecchie abitazioni e muri di pietra. La salita accompagna verso la parte più alta del borgo e, passo dopo passo, il panorama si allarga.

Il castello di Cleto, in cima al paese

È impossibile arrivare a Cleto senza alzare lo sguardo verso il suo castello.

Conosciuto anche come Castello di Petramala, occupa la sommità del Monte Sant’Angelo e rappresenta il punto di riferimento del borgo. La sua posizione racconta immediatamente la funzione che la fortificazione doveva avere in passato: da lassù era possibile controllare un territorio molto ampio e sorvegliare le vie di collegamento tra l’entroterra e la costa.

Le sue origini vengono fatte risalire al periodo bizantino, mentre nei secoli successivi la struttura subì trasformazioni legate alle diverse dominazioni che interessarono questa parte della Calabria.

Oggi rimangono mura, torri e ambienti che permettono di immaginare l’antica organizzazione della fortezza. Tra gli aspetti più interessanti ci sono gli spazi ricavati nella roccia e utilizzati per conservare le derrate alimentari e raccogliere l’acqua, elementi indispensabili per la vita all’interno di una struttura difensiva.

Ma il castello vale la salita anche per un’altra ragione.

Il panorama.

Dalla parte alta di Cleto lo sguardo attraversa la valle del Savuto e segue il profilo delle montagne e delle colline. Nelle giornate più limpide, la vicinanza con il Tirreno si percepisce ancora di più.

Il consiglio è di arrivare fin qui senza fretta e concedersi qualche minuto prima di tornare verso il paese.

Quando Cleto si chiamava Pietramala

La storia di Cleto è legata anche al suo antico nome: Pietramala.

È un nome che sembra adattarsi perfettamente al paesaggio. La pietra, infatti, accompagna continuamente la visita: nelle mura delle abitazioni, nelle scalinate, nei resti del castello e nella stessa conformazione della montagna sulla quale il centro storico è stato costruito.

L’origine del toponimo non è però definita con certezza. Alcune interpretazioni lo collegano proprio alla natura aspra e rocciosa del territorio, altre fanno riferimento alle vicende feudali e alle famiglie che nei secoli esercitarono il proprio potere sulla zona.

Il nome Cleto sarebbe stato adottato successivamente, richiamando una tradizione che collega idealmente il territorio all’antichità.

Al di là delle interpretazioni storiche e delle leggende, il nome Pietramala continua a comparire quando si parla del castello e rimane una parte importante della memoria del paese.

Camminare nel centro storico

Per conoscere Cleto bisogna soprattutto camminare.

Il borgo è stato costruito adattandosi alla montagna e questa caratteristica è evidente appena si entra nella parte più antica. Le strade seguono il pendio, le case sembrano sovrapporsi e spesso una scalinata conduce verso un angolo che dalla strada principale non si sarebbe nemmeno immaginato.

Vale la pena abbandonare per qualche momento il percorso più diretto verso il castello.

Una vecchia porta, un arco, una finestra affacciata sulla valle o un muro segnato dal tempo possono diventare i particolari più interessanti della visita.

Cleto conserva anche le ferite comuni a molti centri dell’entroterra calabrese. Lo spopolamento e il progressivo abbandono di alcune abitazioni sono visibili e fanno parte della storia recente del paese.

Non è un borgo trasformato in una scenografia perfetta per i turisti. Ed è proprio questa dimensione reale, a tratti fragile, a renderlo interessante.

Le chiese e i segni del tempo

Nel percorso attraverso Cleto si incontrano anche alcuni edifici religiosi legati alla storia della comunità.

Tra questi figurano la Chiesa Matrice dedicata a Maria Santissima Assunta e la Chiesa della Consolazione.

Particolarmente suggestivi sono inoltre i resti della Chiesa del Santissimo Rosario, testimonianza delle vicende che nel corso dei secoli hanno interessato il paese.

Terremoti e trasformazioni sociali hanno modificato profondamente molti centri della Calabria. A Cleto le tracce di questi cambiamenti sono ancora leggibili nell’architettura e negli edifici che hanno resistito al tempo.

Osservarli significa comprendere anche la capacità delle comunità locali di ricostruire e continuare ad abitare territori spesso difficili.

La sorpresa di Savuto: un altro castello

Chi visita Cleto dovrebbe riservare un po’ di tempo anche alla frazione di Savuto.

Qui si trova infatti un secondo castello, conosciuto come Castello di Savuto o Castello Sabuci.

È una presenza importante per comprendere il ruolo strategico che questo territorio ha avuto nel corso dei secoli. La struttura conserva torri, cortili e diversi ambienti interni ed è stata interessata da interventi di recupero che ne hanno permesso una nuova valorizzazione.

Una delle curiosità riguarda un’iscrizione cinquecentesca legata a Eliodora Sabiase, moglie di Ascanio Arnone, tesoriere della Calabria Citra.

La possibilità di visitare, nello stesso territorio comunale, due antiche fortificazioni è certamente uno degli elementi che rendono Cleto una destinazione interessante per chi ama la storia medievale e l’architettura difensiva.

Prima di partire, soprattutto se si desidera visitare gli spazi interni, è consigliabile informarsi sugli orari e sulle modalità di accesso.

Una storia che comincia molto prima del Medioevo

Il passato di Cleto non si ferma ai castelli.

Nel territorio sono state individuate testimonianze archeologiche che documentano una frequentazione umana molto più antica. Nell’area di località Pantano, in particolare, sono stati segnalati ritrovamenti di interesse archeologico, tra cui una tomba a grotticella attribuita al XIV secolo a.C.

È un aspetto poco conosciuto che aggiunge un ulteriore elemento alla visita.

Prima delle torri, dei feudatari e dei borghi medievali, queste terre erano già attraversate e abitate. La posizione geografica, la presenza delle vie naturali lungo la valle e la relativa vicinanza alla costa hanno reso questo territorio importante in epoche molto diverse tra loro.

Ulivi, vino e sapori della valle del Savuto

Uscendo dal centro abitato, il paesaggio racconta un’altra parte dell’identità di Cleto.

Gli ulivi occupano ampie porzioni del territorio e rappresentano una delle coltivazioni tradizionali di questa zona della Calabria. Accanto all’olio, la valle del Savuto è conosciuta anche per la sua antica vocazione vitivinicola.

Il Savuto DOC è uno dei vini storici calabresi e prende il nome proprio dal fiume che attraversa questo territorio.

Chi ha tempo può quindi completare la giornata cercando una cantina o un produttore locale, trasformando la visita al borgo in un’occasione per conoscere anche la cucina e i prodotti della zona.

È un modo semplice per capire il territorio: osservare ciò che cresce intorno ai paesi e scoprire come arriva sulle tavole.

Quando visitare Cleto

Primavera e autunno sono probabilmente i periodi migliori per visitare Cleto, soprattutto se si vuole esplorare il centro storico con calma.

Le salite richiedono scarpe comode e, nelle giornate più calde, è preferibile evitare le ore centrali.

In estate sceglierei il tardo pomeriggio.

La temperatura diventa più piacevole e la luce mette in risalto i colori della pietra e delle montagne. È anche il momento ideale per raggiungere la zona del castello e osservare il paesaggio quando il sole comincia a scendere verso il Tirreno.

Chi ama fotografare troverà probabilmente proprio in queste ore gli scorci più belli.

Perché vale la pena visitare Cleto

Cleto può essere inserito facilmente in un itinerario dedicato alla valle del Savuto e alla costa tirrenica cosentina.

La sua posizione permette di unire, nella stessa giornata o in un fine settimana, il mare e l’entroterra. Ma il motivo principale per arrivare fin quassù è un altro.

Cleto permette di conoscere una Calabria che spesso rimane fuori dai percorsi turistici più frequentati.

Una Calabria fatta di piccoli centri, castelli costruiti in posizioni strategiche, paesi adattati alla montagna e comunità che continuano a custodire luoghi segnati da secoli di storia.

Non occorre molto tempo per visitarlo, ma sarebbe un errore attraversarlo velocemente.

Bisogna salire fino al castello, entrare nei vicoli, osservare le vecchie case e poi fermarsi davanti alla valle.

È da quella prospettiva, con Cleto alle spalle e il paesaggio davanti, che si comprende davvero perché valesse la pena arrivare fin qui.

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