Lastovo, l’isola croata dove il mare è ancora silenzioso

Per arrivare a Lastovo bisogna avere tempo.

Ed è forse proprio questo il primo motivo per andarci.

Mentre altre isole croate sono diventate destinazioni internazionali, con locali affollati, yacht, beach club e fotografie che si ripetono sui social, Lastovo è rimasta più lontana. Non soltanto geograficamente.

Da Split il viaggio verso Ubli, il porto principale dell’isola, passa per Vela Luka, sull’isola di Korčula. Il traghetto impiega circa tre ore per raggiungere Vela Luka e un’altra ora e mezza per arrivare a Lastovo. Jadrolinija la definisce la più lontana tra le isole croate abitate.

Quattro ore e mezza di mare possono sembrare tante.

Qui diventano parte del viaggio.

Per tre giorni si può dimenticare la fretta, cercare una baia invece di un’attrazione, cenare davanti al mare e scoprire una Croazia che sembra appartenere a un’altra stagione del turismo.

Primo giorno. Il mare prima ancora dell’isola

Lastovo comincia sul traghetto.

Split si allontana lentamente e, con lei, rimane sulla terraferma anche una certa idea di vacanza.

Niente programmi troppo precisi.

Niente elenco delle dieci cose da vedere.

Una borsa leggera, un costume, un libro e tre giorni davanti.

Quando finalmente appare l’isola, la prima impressione non è quella di una località costruita per accogliere migliaia di visitatori. Il verde arriva quasi fino al mare. Le case compaiono in piccoli gruppi. Le insenature sembrano entrare nella costa per nascondersi.

Si sbarca a Ubli.

Da questo momento bisogna rallentare.

La prima baia

Per il primo pomeriggio non serve cercare la spiaggia più famosa.

Lastovo invita esattamente al contrario: scegliere una strada, raggiungere una baia e fermarsi.

Pasadur, Zaklopatica, Skrivena Luka.

I nomi cominciano a diventare familiari soltanto dopo qualche ora.

Il Parco Naturale delle Isole Lastovo comprende un ambiente marino ricchissimo e una costa disseminata di insenature; tra quelle indicate dallo stesso Parco compaiono Zaklopatica, Skrivena Luka e numerose baie raggiungibili anche dal mare.

L’acqua è quella dell’Adriatico meridionale: trasparente, profonda, con tonalità che cambiano seguendo il fondale.

Si entra senza aspettarsi stabilimenti perfettamente organizzati, musica o file ordinate di lettini.

Si viene qui proprio per il contrario.

Un asciugamano, uno scoglio, l’ombra quando si riesce a trovarla.

E il mare.

La prima sera

Quando il sole comincia a scendere, arriva il momento in cui Lastovo rivela il suo carattere.

Per la prima notte sceglierei una sistemazione vicino al mare, magari a Zaklopatica o Pasadur.

Una terrazza sarebbe sufficiente.

Una doccia dopo il bagno, vestiti leggeri e poi fuori per cena.

Il pesce, naturalmente. Qualcosa di semplice. Un bicchiere di vino. Un tavolo dal quale continuare a vedere l’acqua.

Ma la cosa più bella accade dopo.

Il rumore diminuisce.

Le barche si fermano.

Le luci sono poche.

E il mare, che durante il giorno sembrava il protagonista assoluto dell’isola, diventa quasi invisibile. Rimane soltanto il suo suono.

A quel punto si capisce il titolo di questo viaggio.

Lastovo è un’isola dove il mare sa ancora essere silenzioso.

Secondo giorno. Nessun programma fino a sera

La mattina dovrebbe cominciare presto, ma senza sveglia aggressiva.

Una finestra aperta.

Il mare davanti.

Caffè, pane, frutta, qualcosa di dolce.

Poi si parte alla ricerca di un’altra insenatura.

È il giorno da dedicare quasi interamente all’acqua.

Si può scegliere Skrivena Luka, il cui nome significa significativamente “porto nascosto”. Sulla costa meridionale si trova anche il faro di Struga, risalente al 1863, uno dei luoghi più riconoscibili di questa parte dell’isola.

Ma anche qui non serve trasformare la giornata in un itinerario.

Il lusso di Lastovo è poter cambiare idea.

Una baia piace?

Si rimane.

L’acqua è troppo bella per uscire?

Si rimanda il pranzo.

Si trova un piccolo posto con un tavolo all’ombra?

Il pomeriggio può cominciare da lì.

Tre giorni sull’isola dovrebbero funzionare così.

Guardare Lastovo anche dal mare

Se c’è una giornata nella quale vale la pena prendere una piccola imbarcazione o partecipare a un’escursione, è questa.

Lastovo non è soltanto un’isola.

Intorno si estende un arcipelago di isole e isolotti che fa parte dell’area protetta. Il Parco propone itinerari via mare che attraversano baie, isolotti e zone di particolare interesse naturalistico, con soste per nuotare e immergersi.

Dal mare l’isola cambia.

Le strade scompaiono.

Rimangono il verde, le rocce e piccole aperture lungo la costa.

Si può fare il bagno lontano dalle case, rimanere qualche minuto in acqua e guardare verso terra.

È una sensazione semplice, ma ormai rara nelle destinazioni europee più frequentate:

avere davanti un tratto di costa senza bisogno di aggiungere altro.

Poi bisogna entrare nel paese

Nel pomeriggio si lascia il costume per qualche ora.

Perché Lastovo non è soltanto mare.

L’abitato di Lastovo si trova nell’interno, lontano dalla linea di costa, raccolto tra le colline. Le case tradizionali e i caratteristici comignoli raccontano un’isola che ha conservato un’identità architettonica molto particolare.

Qui la passeggiata deve essere lenta.

Niente percorso obbligatorio.

Si entra nelle stradine, si osservano le facciate, si sale quando una scala incuriosisce, si cerca un punto più alto dal quale guardare i tetti.

Dopo una giornata trascorsa nelle baie, ritrovarsi improvvisamente in un piccolo centro storico cambia completamente la percezione dell’isola.

Lastovo smette di essere una destinazione balneare.

Diventa un luogo.

La seconda sera deve finire tardi

Questa sera non bisogna avere fretta di andare a dormire.

Si cena.

Si passeggia.

Poi si cerca un punto tranquillo.

E si guarda verso l’alto.

Lontano dai grandi centri urbani e dalle coste più illuminate dell’Adriatico, la notte fa parte dell’esperienza di Lastovo tanto quanto il mare.

Non serve organizzare nulla.

Basta spegnere il telefono per qualche minuto.

Il giorno era stato fatto di acqua trasparente e sole.

La notte restituisce buio, vento e silenzio.

È probabilmente questo il momento in cui ci si accorge di quanto rumore accompagni normalmente una vacanza.

Qui manca.

E non manca affatto.

Terzo giorno. Non cercare più niente

Il terzo giorno è quello nel quale si commette spesso un errore.

Sapendo che bisogna partire, viene voglia di recuperare tutto ciò che non si è visto.

Un’altra spiaggia.

Un’altra baia.

Un altro punto panoramico.

No.

L’ultimo giorno a Lastovo dovrebbe essere esattamente il contrario.

Tornare nel posto che è piaciuto di più.

Se era quella piccola baia del primo giorno, si torna lì.

Stesso scoglio.

Stessa acqua.

Stesso asciugamano.

Si fa un ultimo bagno senza controllare continuamente l’ora.

Poi un pranzo semplice, magari vicino al mare.

E soltanto allora si prepara la borsa.

Il traghetto del ritorno

Ubli riappare.

Questa volta significa partenza.

Si sale sul traghetto e l’isola comincia lentamente ad allontanarsi.

È curioso: per arrivare, quattro ore e mezza di navigazione sembravano una distanza enorme.

Adesso sembrano quasi una protezione.

Quella distanza è probabilmente uno dei motivi per cui Lastovo è riuscita a conservare parte del proprio carattere.

Non è un’isola che si raggiunge per caso.

Bisogna decidere di andarci.

Bisogna dedicarle il viaggio.

E quando una destinazione richiede un piccolo sforzo per essere raggiunta, spesso seleziona anche il modo in cui viene vissuta.

Tre giorni senza collezionare luoghi

Alla fine, delle tre giornate trascorse a Lastovo potrebbero rimanere poche fotografie.

Una finestra aperta sul mare.

Una barca.

Un piatto mangiato lentamente.

Una strada vuota.

L’acqua vista dall’alto.

Una luce accesa davanti a una casa.

Non importa.

Lastovo non è il viaggio da raccontare dicendo quante cose si sono riuscite a vedere.

È quello da ricordare per quante cose, per tre giorni, non è stato necessario fare.

Non serviva correre.

Non serviva scegliere il locale più famoso.

Non serviva arrivare per primi in spiaggia per conquistare un posto.

Non serviva riempire ogni ora.

Bastavano una baia, il mare, una cena e una notte.

Poi un’altra baia.

Un’altra sera.

E infine il traghetto.

Mentre Lastovo scompare lentamente dietro la scia della nave, viene spontaneo voltarsi ancora una volta.

Forse il vero segreto dell’isola non è essere sconosciuta.

È essere abbastanza lontana da costringere chi arriva a cambiare ritmo.

Ed è per questo che tre giorni possono sembrare molti di più.

Lastovo non chiede di essere vista tutta. Chiede soltanto di avere il tempo di restare.

0 Commenti

Lascia un commento

Your email address will not be published.