Castelmezzano, una notte nel paese nascosto tra le rocce

La strada comincia a salire e il paesaggio cambia poco alla volta. Le curve si fanno più strette, le montagne più vicine. Poi, quasi senza preavviso, appare Castelmezzano.

Il paese sembra essersi fatto spazio dove spazio non ce n’era.

Le case sono raccolte dentro una conca rocciosa, addossate alle Dolomiti Lucane, con i tetti che seguono l’andamento della montagna e le guglie di pietra che incombono alle loro spalle. Il centro conserva una struttura medievale fatta di vicoli, scale ripide e abitazioni inserite nel paesaggio roccioso. Non a caso Castelmezzano viene definita una “città-natura”.

È uno di quei posti nei quali arrivare, guardare e ripartire dopo un’ora sarebbe quasi uno spreco.

Meglio fermarsi.

Una sera, una cena e una notte sono sufficienti per scoprire un Castelmezzano molto diverso da quello delle fotografie.

Arrivare nel pomeriggio

Il momento migliore per incontrarlo è quando la giornata comincia lentamente a perdere intensità.

Si lascia l’auto e si entra a piedi nel paese. Qui non serve avere fretta né seguire immediatamente un itinerario. La prima cosa da fare è semplicemente camminare.

Le strade salgono e scendono, improvvisamente compare una scala, un passaggio conduce verso un’altra casa, una terrazza apre lo sguardo sulle montagne.

Castelmezzano va scoperto così, lasciando ogni tanto che sia il paese a decidere la direzione.

La pietra domina il paesaggio, ma non rende il borgo severo. Al contrario, case e montagna sembrano appartenere alla stessa costruzione.

E più si cammina, più diventa difficile capire dove finisca il paese e dove comincino le Dolomiti Lucane.

Piazza Caizzo, il cuore del paese

Prima o poi si arriva a Piazza Caizzo.

È qui che si incontra uno dei luoghi principali di Castelmezzano: la Chiesa Madre di Santa Maria dell’Olmo.

La sua storia attraversa secoli di trasformazioni. All’interno sono conservate opere d’arte e testimonianze della devozione locale, tra cui la statua lignea della Madonna dell’Olmo, databile alla fine del XIII secolo, e una Sacra Famiglia attribuita al pittore lucano Giovanni De Gregorio, detto Pietrafesa.

C’è anche un particolare che racconta quanto lontano possa arrivare la storia di un piccolo paese: agli inizi del Novecento alcuni altari in marmo della chiesa furono realizzati grazie al contributo degli emigranti castelmezzanesi negli Stati Uniti.

Una traccia discreta di persone partite oltreoceano che continuarono, nonostante la distanza, a sentirsi legate al proprio paese.

Salire verso l’antico castello

Da Castelmezzano bisogna anche guardare verso l’alto.

Il nome stesso del paese conserva una parte della sua storia. Castrum Medianum, il “castello di mezzo”, indicava la fortezza posta tra altri castelli del territorio. Dell’antico complesso normanno restano ancora testimonianze sulle rocce che sovrastano l’abitato.

La più spettacolare è la Gradinata Normanna.

Sono 54 gradini scavati direttamente nella roccia che conducevano verso un punto di vedetta dal quale era possibile controllare la valle del Basento.

Guardandola dal basso si comprende immediatamente perché questo luogo fosse strategico.

La montagna era protezione, osservatorio, difesa.

Oggi è soprattutto panorama.

Per chi vuole affrontare l’esperienza della salita, è bene verificare preventivamente modalità e condizioni di accesso: non è una normale scalinata urbana e l’accesso turistico può prevedere attrezzatura e accompagnamento.

Ma non bisogna fare tutto

È proprio questo il punto.

Una notte a Castelmezzano non dovrebbe trasformarsi nella corsa a spuntare una lista di attrazioni.

Si può rinunciare a qualcosa.

Sedersi.

Bere un caffè.

Guardare le persone attraversare la piazza.

Fermarsi davanti a una casa costruita contro la roccia e chiedersi come sia vivere ogni giorno in un luogo simile.

Anche perché Castelmezzano offre esperienze ben più adrenaliniche per chi le desidera: dal celebre Volo dell’Angelo tra Castelmezzano e Pietrapertosa alla Via Ferrata, fino al Percorso delle Sette Pietre, il sentiero di circa due chilometri che collega i due borghi.

Ma si può venire qui anche senza cercare l’adrenalina.

A volte il privilegio è semplicemente avere tempo.

Quando arriva il tramonto

È probabilmente questo il momento per il quale vale la pena aver deciso di dormire a Castelmezzano.

I visitatori della giornata cominciano a diminuire e la luce cambia.

Le rocce perdono lentamente la durezza delle ore centrali. Le facciate assumono tonalità più calde. Le ombre entrano nei vicoli mentre le parti alte della montagna trattengono ancora per qualche minuto la luce.

Bisogna trovare un punto dal quale guardare il paese.

E aspettare.

Niente di più.

Il tramonto sulle Dolomiti Lucane non ha bisogno di essere riempito di attività.

Poi si accendono le prime luci delle case.

Ed è allora che Castelmezzano comincia a sembrare ancora più improbabile: un piccolo paese illuminato sotto enormi pareti di roccia.

La cena lucana

A questo punto viene fame.

E la cena deve appartenere al luogo.

La cucina lucana è fatta di sapori decisi, pasta, legumi, formaggi, salumi, verdure e prodotti legati alla tradizione contadina. Non serve cercare qualcosa di sofisticato: meglio una trattoria, un tavolo semplice e il tempo necessario per cenare senza guardare l’orologio.

Nel borgo si trovano diverse realtà della ristorazione, ma per un soggiorno così breve sceglierei un locale nel centro, in modo da poter tornare a piedi nella propria camera dopo cena.

Fuori, intanto, Castelmezzano è diventata silenziosa.

Uscire di nuovo dopo cena

Questo è il momento che molti visitatori perdono.

Dopo cena non bisogna chiudersi subito in camera.

Bisogna uscire.

Percorrere nuovamente qualche strada attraversata poche ore prima e vedere quanto sia cambiata.

Una piazza quasi vuota.

Una finestra illuminata.

Il rumore dei propri passi.

Le montagne che durante il giorno dominavano il panorama adesso diventano una presenza scura intorno al paese.

Non c’è bisogno di arrivare da nessuna parte.

La passeggiata notturna è già la destinazione.

Dormire dentro il borgo

Per una notte soltanto sceglierei una piccola struttura nel centro storico.

Non un grande albergo lontano dal paese.

Una camera dalla quale poter aprire la finestra al mattino e vedere i tetti, la pietra o le montagne.

Il lusso, qui, sarebbe proprio questo: dormire nel luogo che poche ore prima si stava visitando.

Sapere che quando l’ultimo visitatore della giornata è andato via, tu sei rimasto.

La mattina cambia tutto

Al mattino Castelmezzano ha un’altra luce.

Prima di ripartire vale la pena svegliarsi senza fretta, fare colazione e concedersi un’ultima passeggiata.

Le strade percorse al tramonto sembrano diverse.

La piazza ricomincia a muoversi.

Qualcuno apre una porta. Arrivano i primi rumori della giornata.

E soprattutto tornano visibili le montagne.

È forse questo il momento nel quale si comprende meglio Castelmezzano: quando il paese non è ancora completamente entrato nel ritmo dei visitatori e per qualche minuto sembra appartenere soltanto a chi ci vive.

Prima di tornare a casa

Rimane ancora una possibilità.

Pietrapertosa è lì, dall’altra parte delle Dolomiti Lucane.

Si può proseguire verso un altro borgo, percorrere uno dei sentieri del territorio oppure semplicemente iniziare il viaggio di ritorno.

Ma prima di salire in macchina conviene voltarsi.

Castelmezzano, visto da lontano, torna a confondersi con la montagna.

Ed è probabilmente questa l’immagine che rimane più a lungo.

Non quella di un monumento.

Non quella di una chiesa.

Nemmeno quella di una piazza.

Rimane un paese intero costruito tra le rocce, in un punto della Basilicata nel quale qualcuno, secoli fa, decise che quelle montagne non erano un ostacolo ma il posto giusto in cui vivere.

Per questo Castelmezzano merita qualcosa di più di una visita veloce.

Merita almeno una sera, una notte e un risveglio.

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