Val Maira, l’altra montagna: viaggio nella valle piemontese lontana dal turismo di massa

La strada risale la provincia di Cuneo e, chilometro dopo chilometro, cambia carattere. I centri abitati si fanno più piccoli, le case diminuiscono, le montagne si avvicinano. A un certo punto diventa evidente che la Val Maira non ha intenzione di facilitare troppo il viaggio. Bisogna raggiungerla, percorrerla, concederle tempo.

È probabilmente questa una delle ragioni per cui è rimasta ai margini dei grandi circuiti turistici alpini.

Niente file di negozi di souvenir, grandi complessi alberghieri o impianti che trasformano la montagna in un parco divertimenti. La Val Maira, nelle Alpi Cozie della provincia di Cuneo, ha conservato una dimensione più ruvida e quotidiana. Le borgate di pietra sono sparse sui versanti, le strade seguono la geografia della montagna e l’orizzonte è occupato soprattutto da boschi, pascoli e cime.

Una valle che non ha inseguito il turismo

La storia recente della Val Maira è segnata soprattutto dallo spopolamento. Nel Novecento molti abitanti hanno lasciato queste montagne per cercare lavoro nelle città piemontesi o oltreconfine. Intere borgate si sono progressivamente svuotate.

Quello che per decenni è stato un problema economico e sociale ha avuto anche una conseguenza inattesa: la valle è sfuggita in buona parte alla trasformazione urbanistica che ha interessato altre località alpine.

Il turismo è arrivato, ma con proporzioni differenti.

Qui si viene soprattutto per camminare, pedalare, attraversare i sentieri, dormire nelle locande e nei rifugi. Il modello dominante non è quello della grande stazione sciistica, ma di un’ospitalità distribuita tra piccoli alberghi, agriturismi, rifugi e strutture ricavate da edifici preesistenti.

È una differenza che si percepisce appena si comincia a percorrere la valle.

Elva e quella strada scavata nella montagna

Una deviazione conduce verso uno dei nomi più affascinanti della Val Maira: Elva.

Il paese è formato da numerose borgate sparse in quota e per molto tempo il suo isolamento è stato quasi proverbiale. La vecchia strada del Vallone dell’Elva, spettacolare e severa, è stata scavata nella roccia lungo pareti impressionanti. È anche una strada dalla storia complessa, soggetta negli anni a chiusure e limitazioni per ragioni di sicurezza: prima di programmarne il percorso è quindi indispensabile verificare le condizioni di accesso aggiornate.

Arrivati a Elva, però, la sorpresa è dentro una chiesa.

Nella parrocchiale di Santa Maria Assunta si conserva uno straordinario ciclo di affreschi attribuito al pittore fiammingo Hans Clemer, attivo tra Piemonte e Provenza alla fine del Quattrocento. In mezzo alle montagne, lontano dalle grandi città d’arte, appare un’opera che da sola giustificherebbe la deviazione.

È uno degli aspetti più interessanti della Val Maira: il paesaggio attira lo sguardo, ma dietro il paesaggio emerge continuamente una storia fatta di commerci, migrazioni, religione e rapporti con il mondo occitano.

Qui si parla anche occitano

La Val Maira appartiene infatti alle valli occitane piemontesi.

L’identità locale non coincide soltanto con quella alpina. Lingua, musica, architettura e tradizioni raccontano un territorio storicamente legato alle comunità distribuite sui due versanti delle Alpi.

L’occitano sopravvive nella cultura della valle e nei nomi dei luoghi. Non è una curiosità folcloristica costruita per il visitatore: è parte della storia di queste comunità di frontiera.

Viaggiare in Val Maira significa quindi entrare anche in una geografia culturale meno conosciuta dell’Italia, quella delle minoranze linguistiche e delle montagne che per secoli hanno rappresentato vie di comunicazione più che confini.

Chiappera, quando la strada sta per finire

Continuando verso l’alta valle si raggiunge Chiappera, borgata di Acceglio.

Qui la sensazione geografica cambia ancora. La strada è ormai vicina alla sua conclusione e le montagne occupano quasi completamente il campo visivo.

Sopra il paese compare la sagoma della Rocca Provenzale, una parete di roccia inconfondibile che supera i tremila metri e rappresenta uno dei simboli della valle.

Da queste parti partono alcuni degli itinerari escursionistici più belli dell’alta Val Maira. Poco distante si trovano anche le Cascate di Stroppia, particolarmente spettacolari nel periodo in cui la portata d’acqua è maggiore.

Ma Chiappera merita anche senza affrontare un’escursione impegnativa.

Si può camminare tra le case, osservare i tetti, fermarsi davanti alle montagne e accorgersi di quanto poco serva, in realtà, per riempire una giornata quando non esiste l’obbligo di collezionare attrazioni.

Il modo migliore per conoscerla è camminare

La Val Maira è diventata conosciuta soprattutto tra gli appassionati di trekking grazie a una rete molto estesa di sentieri e percorsi.

Uno dei più celebri è il Percorso Occitano, itinerario a tappe che attraversa borgate e valloni e permette di conoscere la valle lentamente, spostandosi a piedi e pernottando lungo il cammino.

È forse il modo più coerente per visitarla.

L’automobile permette di raggiungere molti punti, naturalmente, ma camminando cambia la scala del viaggio. Una borgata che sulla carta sembra soltanto un nome diventa una sosta. Una cappella costringe a deviare. Una fontana diventa importante. Le distanze smettono di essere misurate esclusivamente in chilometri.

Non occorre comunque affrontare un trekking di più giorni. La valle offre passeggiate brevi, escursioni giornaliere e percorsi di difficoltà molto diversa.

Serve piuttosto una buona organizzazione: in montagna le condizioni meteorologiche possono cambiare rapidamente e gli itinerari vanno scelti in base alla propria preparazione.

Cosa vedere oltre alle montagne

Ridurre la Val Maira al trekking sarebbe un errore.

A Dronero, all’ingresso della valle, il ponte medievale sul torrente Maira introduce a un centro storico che merita una sosta. Salendo si incontrano San Damiano Macra, Stroppo, Elva, Prazzo e Acceglio, insieme a decine di borgate più piccole.

Chiese, cappelle affrescate, mulattiere e case in pietra permettono di ricostruire una vita montana molto diversa da quella contemporanea.

Interessante è anche la tradizione degli acciugai della Val Maira. Per generazioni gli abitanti della valle partirono verso la pianura vendendo acciughe sotto sale, trasformando un’attività ambulante in una delle pagine più singolari dell’emigrazione stagionale piemontese.

Il mare era lontanissimo. Le acciughe, invece, entrarono nella storia economica di queste montagne.

È proprio questo genere di contraddizioni a rendere la valle più interessante di quanto suggeriscano le fotografie panoramiche.

Dove dormire

Per capire la Val Maira sceglierei una piccola struttura della valle anziché utilizzarla come destinazione per una gita di poche ore.

Locande, rifugi, agriturismi e alberghi diffusi consentono di fermarsi nelle borgate e di cenare senza dover tornare ogni sera verso la pianura.

Due o tre notti rappresentano un buon punto di partenza. Con quattro o cinque giorni si può alternare qualche escursione alla visita dei paesi, dedicando una giornata all’alta valle e una a Elva e alle borgate circostanti.

La prenotazione anticipata è consigliabile soprattutto nei periodi di maggiore richiesta: “lontano dal turismo di massa” non significa necessariamente trovare sempre una camera libera.

Quando andare

La bella stagione permette di percorrere la rete escursionistica con maggiore facilità, mentre l’autunno cambia completamente colori e atmosfera della valle.

L’inverno richiede un approccio diverso. Neve, condizioni delle strade e itinerari di montagna impongono maggiore preparazione e una verifica puntuale della situazione.

Anche in estate conviene controllare viabilità, meteo e apertura dei sentieri prima di partire. In un territorio montano non è un dettaglio organizzativo: fa parte del viaggio.

Come arrivare

Per chi arriva da lontano, Cuneo rappresenta il principale riferimento urbano. Da qui si prosegue verso Dronero e quindi lungo la valle.

L’automobile rimane il mezzo più pratico per esplorare liberamente le diverse località, soprattutto quando si vogliono raggiungere borgate e punti di partenza dei sentieri.

Ed è proprio durante questi spostamenti che si comprende la geografia della Val Maira: non una località turistica con un centro preciso, ma una successione di paesi, valloni e insediamenti distribuiti lungo la montagna.

La domanda iniziale: esiste ancora un’Italia senza turismo di massa?

La Val Maira non è sconosciuta. Gli escursionisti la frequentano da anni e il suo nome compare ormai nelle guide dedicate alla montagna e al turismo lento.

Eppure conserva qualcosa che molte destinazioni italiane hanno perduto: la sproporzione tra il territorio e il visitatore.

La montagna continua a essere più grande di chi arriva.

Non tutto è stato trasformato in attrazione, non ogni edificio è diventato una struttura ricettiva, non ogni panorama possiede un punto predisposto per la fotografia.

Forse è questo che oggi cerchiamo quando diciamo di voler fuggire dal turismo di massa.

Non necessariamente un posto segreto. I posti segreti, nell’epoca delle mappe digitali e dei social network, durano poco.

Piuttosto un territorio che abbia conservato una propria vita e una propria identità anche dopo l’arrivo dei viaggiatori.

In Val Maira quella sensazione resiste ancora.

E vale il viaggio.

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