" Il Travel Blogger non è né un mestiere né una professione. Vi spiego perché. "

Fare il Travel Blogger non è né un mestiere né una professione

Fare il travel blogger non è né un mestiere né una professione ma una passione dietro la quale si nasconde un lavoro faticoso che troppo spesso non viene retribuito.

Avere un blog di viaggi non significa essere sempre in vacanza felici e contenti,

del tipo: “mollo tutto e vivo di viaggi”. No, non è così!

Avere un blog di viaggi significa viaggiare per raccontare. E per raccontare è necessario lavorare. Quanti tour operator, quante agenzie di viaggio, quanti enti del turismo, quanti alberghi sono disposti a pagare per essere raccontati?

Nel migliore dei modi propongono un rimborso spese. E non sempre.

Viaggiare per raccontare significa raggiungere il luogo e iniziare a conoscerlo subito, perché il tempo stringe. Entrare in contatto con gli abitanti del posto per scoprirne le tradizioni e cominciare a lavorare.

Come?

Prendendo appunti, mettendo su carta le impressioni, fotografando.

Anche una foto deve emozionare.

Non è sufficiente avere una reflex, quella reflex deve essere utilizzata bene.

E c’è anche chi vuole raccontare attraverso un video il posto che visita.

In questo caso, oltre a scrivere e a fotografare,

è assolutamente necessario effettuare discrete riprese.

E ovviamente tutto questo non è per nulla semplice.

A meno che non si possiedano ottime capacità in vari settori, per un lavoro di qualità,

un travel blogger, non potrà mai vivere solo di questo.

Perché? Ecco perché:

Per creare un blog di viaggi, ma in generale per creare un qualsiasi blog, oppure un sito, è obbligatorio essere un bravo web master. Non si può creare un ottimo blog (attenzione che c’è differenza tra blog e sito), non capendo nulla di grafica. E’ un problema solo di grafica? No, anche di funzionalità. E tra tutte le altre cose bisogna stare molto attenti perché in giro gli speculatori sono in agguato. Molti si elevano a professionisti e in realtà compiono solo errori che diventano orrori.

E poi, adesso probabilmente toccherò il tasto più dolente,

si deve necessariamente scrivere bene.

In giro tanti “un”, articolo indeterminativo singolare maschile, apostrofati.

Tanti qual è, che diventano qual’è.

E la lista potrebbe essere infinita. Non mi va di annoiare!

E ancora: c’è l’incubo SEO per essere trovati dai motori di ricerca. E in questo settore i professionisti che tengono lezioni costose sono innumerevoli. Pullulano!

Il concetto è:  “più è costosa la lezione più è alto il valore”.

Pensare di creare un blog gratuitamente, non spendere nulla in pubblicità, scrivere male e credere di pagare le bollette e l’affitto, è una vera e propria illusione. Ecco allora che nascono corsi di formazione per aprire un blog, per diventare un travel blog e in rete brulicano moltissimi articoli di come riuscirci.

Quanta verità in questa formazione?

Il proprio blog è un biglietto da visita per presentarsi e mettere in rete le singole capacità. Ed è un modo bello e certamente diverso di vivere, nel caso specifico, il viaggio.

Ben venga la formazione per diventare migliori. Quella vera, però!

Davvero si guadagna? Davvero si potrà avere reddito? Sono molto scettica!

Il lavoro dietro un ottimo blog è faticoso e soprattutto all’inizio si deve investire,

e non poco.

Sono, però, curiosa di conoscere chi attraverso un blog di viaggi produce fatturato riuscendo a vivere bene e prometto che mi ricrederò su quanto scritto.

Mi piacerebbe conoscere chi senza investire abbia prodotto un blog di altissimo livello.

Così alto da vivere solo viaggiando.

Sapete quanto vale una giornata lavorativa di un blogger?

Non esagero, non meno di 300,00 euro al giorno. Spese escluse.

Quanti tour operator, quante agenzie di viaggio, quanti enti del turismo, quanti alberghi sono disposti a spendere tanto?

Fatemi un elenco e poi ne riparleremo.

E se fare il travel blogger non è né un mestiere né una professione è perché il suo lavoro non è retribuito nel giusto modo.

 

 

8 Commenti

  • Patrick Stephen Colgan

    L’argomento mi interessa solo di striscio perché non ho mai provato a farla diventare una professione. Ma l’impegno e i costi sono enormi. Una nota a margine sulla qualità della scrittura perché sono spesso alla ricerca di nuovi blog interessanti e cerco, clicco, leggo. E quanti errori/orrori leggo.

    settembre 21, 2017 - 10:27 am Reply
    • Rosa Oliverio
      Rosa Oliverio

      Sì, Patrick, i costi sono molto alti per un lavoro di qualità.
      Credo che solo facendo un lavoro di qualità si possano raggiungere buoni risultati.
      Sicuramente tanto impegno ma anche molto investimento.

      settembre 21, 2017 - 12:18 pm Reply
  • Roberta

    Il blog è un’impresa, allo stesso modo di un ristorante. E’ come dire “Apro un ristorante senza comprare i piatti, i bicchieri, le forchette…” e come mangiano i clienti?
    Uguale un blog. Bisogna investire: in tecnologia, in formazione, eventualmente in persone che ti aiutano e, come in tutti i business, in tempo.
    Importante è pianificare all’inizio, fare un business plan, avere la mente imprenditoriale, capire cosa si vuole fare, a chi si vuole arrivare, dove si vuole andare e prevedere tutto.
    Investire tutto in un blog è possibile, così come quando si investe tutto per aprire un ristorante o qualsiasi altra impresa.
    Il concetto sbagliato è l’idea che un blog sia un hobby.

    settembre 20, 2017 - 3:56 pm Reply
    • Rosa Oliverio
      Rosa Oliverio

      Si, sicuramente se ci saranno Tour Operator, Enti del Turismo e Agenzie di viaggio che sapranno retribuire nel giusto modo il lavoro di un travel blogger…ma soprattutto se si capirà il lavoro di un travel blogger…al momento mi sembra un po’ difficile.

      settembre 20, 2017 - 4:26 pm Reply
  • Giovy Malfiori

    Sul valore della giornata di un blogger ti do più che ragione. Non concordo sul fatto che non possa diventare un mestiere. E’ ovvio che la passione per il proprio blog e per il fatto di viaggiare non debbano mai venire meno ma, se uno è bravo, può farlo diventare una professione senza mai tradire l’intento col quale ha aperto il blog o la correttezza nei confronti di un proprio lettore. Dovrebbe, invece, diventare un lavoro se fatto bene e con coerenza.

    settembre 20, 2017 - 12:52 pm Reply
    • Rosa Oliverio
      Rosa Oliverio

      Il problema, Giovy, è che difficilmente ci si riesce da soli. E parlo di un prodotto di altissima qualità che renda fatturato.
      Una squadra con bravi professionisti potrebbe riuscire nell’intento…
      Altrimenti un travel blogger dovrebbe essere anche un bravo web master, un bravo videomakers, un bravo fotografo.
      Soprattutto un bravo professionista della lingua italiana. Senza errori/orrori. 😉

      settembre 20, 2017 - 1:07 pm Reply
      • Fabio Nodari

        E infatti un blogger dovrebbe essere tutto quello… 😉

        settembre 21, 2017 - 12:00 pm Reply
        • Rosa Oliverio
          Rosa Oliverio

          😉

          settembre 21, 2017 - 12:20 pm Reply

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